Chi è Stefano?
1992
Stefano Barbi ha diciassette anni quando comincia a lavorare la pelle. Non è una scelta di carriera. In Campania, allora, la pelletteria è un mestiere che si impara stando accanto a chi lo sa già fare: si guarda, si prova, si sbaglia, si ricomincia. Le prime cose che gli riescono bene sono quelle che nessuno vede — un bordo dritto, una piega che non si apre.
Prima della pelle ci sono state le scarpe: la sua infanzia si consuma tra forme e pellami, in una famiglia dove il mestiere si tramanda da prima di lui — il padre lavorava già così. Quando arriva il momento di imparare per davvero, è il fratello a passargli il testimone: gli insegna la pelletteria, un passo oltre le scarpe di famiglia. Stefano ci si ritrova dentro senza cercarlo, gli piace, e da lì non si ferma più.
Gli anni per gli altri
Per gran parte della sua vita professionale Stefano ha fatto portafogli, borse e cinture che portavano il nome di qualcun altro. Marchi più conosciuti del suo. È il modo in cui funziona davvero la pelletteria italiana: dietro molte etichette famose ci sono laboratori piccoli e mani che nessuno nomina.
Sono anche gli anni in cui si impara la parte lunga del mestiere. Quanto tirare un filo. Quando una pelle è pronta e quando no. Perché due pezzi tagliati dallo stesso pellame, a distanza di dieci centimetri, non invecchiano allo stesso modo.
2023 · Il proprio nome
Poi Stefano ha deciso di mettere il proprio nome sui pezzi che fa. Ha aperto la sua attività e il suo laboratorio, in Campania, e ha ricominciato da capo: senza un marchio noto alle spalle, senza vetrine, senza catalogo. Con il figlio Jacopo che passa a dare una mano quando serve.
Le fiere
Da allora vende come si vendeva prima che esistessero i negozi: di persona. Quattro fiere al mese, una cinquantina in un anno, in giro per l’Italia. Un banco, i portafogli in fila, e la parte che nessun sito potrà mai sostituire — qualcuno che prende un pezzo in mano, lo apre, lo gira contro la luce, e chiede quanto costa.
Oggi
Questo sito è la prima volta che i portafogli di Stefano si possono comprare senza aspettare che la fiera passi dalla tua città. Quello che trovi qui esce dallo stesso banco di lavoro, dalle stesse mani e dalla stessa pelle: cambia soltanto il modo in cui arriva fino a te.
Dove vogliamo andare
Per ora trovi due modelli e tre colori, ed è esattamente quello che c’è in laboratorio: non abbiamo messo online niente che non possiamo spedirti oggi. Nei prossimi mesi arriveranno gli altri pezzi che Stefano porta già in fiera — borse, portachiavi, altri portafogli — e i colori che qui ancora non ci sono.
Cresceremo alla velocità con cui una persona riesce a produrre, non a quella di un magazzino. È il limite del lavoro fatto così, ed è anche l’unica ragione per cui vale la pena comprarlo.
Il sogno di Stefano per il laboratorio non si ferma al prossimo portafoglio: lo vede diventare un punto di riferimento per l’eccellenza artigianale, un posto dove i giovani possano imparare un mestiere che lui è convinto tornerà centrale — perché chi oggi impara a lavorare la pelle con le mani avrà domani, ne è certo, uno dei mestieri più belli che esistano. Formare chi verrà dopo non è un’idea lontana: è il modo in cui Stefano vuole che quello che suo padre gli ha lasciato continui a vivere, oltre di lui.
